Majani Cioccolato dal 1796

La storia

Fino alla fine del settecento la cioccolata esisteva solo in forma di bevanda ed era consumata esclusivamente dall'aristocrazia e dal clero, negli anni successivi tale prelibatezza si diffuse anche presso altre classi sociali, prima delle quali la borghesia. Ed è proprio in questo periodo che comincia a farsi un nome il "Laboratorio delle Cose Dolci" di Teresa Majani, una piccola bottega artigiana con annesso negozio, nato a Bologna nel 1796 di fianco alla Basilica di S. Petronio, da cui si svilupperà un'Azienda e una Famiglia di grandi Maestri del Cioccolato.

Gli affari vanno bene e così nel 1830 venne acquistato un immobile di circa 5.000 mq nel cuore di Bologna, esattamente ai n° 5 e 7 di via de' Carbonesi che si spinge fino al vicolo Spirito Santo e che in seguito i bolognesi chiamarono Palazzo Majani.

A pianterreno vi erano il laboratorio e il negozio con la sala da the, al primo piano l'appartamento della Famiglia Majani e ai piani superiori altri appartamenti.

Nel 1856, in una Italia ancora divisa in Stati e Ducati, Giuseppe Majani si recò a Torino con un passaporto rilasciato dallo Stato Pontificio (gelosamente custodito negli archivi storici dell'Azienda) che gli consentì di attraversare le dogane che separavano Bologna dal Ducato dei Savoia, per acquistare i più moderni macchinari per la lavorazione del cioccolato.

Alcuni anni dopo venne esposta l'insegna "STABILIMENTO A VAPORE DI CONFETTURE E CIOCCOLATA". Il negozio fu simbolo della Belle Epoque e salotto di incontro dell'aristocrazia e della cultura bolognese, da Carducci a Marconi, dalla Duse a Boito.

Negli anni a venire venne abbellito con arredi, marmi di gran pregio, cristalli scintillanti che trovarono la loro miglior valorizzazione attraverso la perfetta illuminazione resa possibile dalla locomobile a vapore dello stabilimento, ciò provocò grande stupore nei cittadini di allora in quanto la luce elettrica iniziò a diffondersi soltanto all'inizio del '900.

L'Azienda Majani viene presto riconosciuta fra le più qualificate d'Europa, riceve premi e medaglie in più occasioni, alle Esposizioni Universali di Parigi (1867 e 1878), Vienna (1873) e Milano (1881).

Sono gli anni in cui i prodotti Majani conquistano il palato dei Sovrani del giovane Regno d'Italia, battendo la concorrenza piemontese. Majani diventa pertanto fornitore ufficiale della Real Casa e sul finire del 1878 Umberto I accorda la facoltà di innalzare lo Stemma Reale sull'insegna del negozio bolognese, nel 1891 ad Aldo Majani viene anche conferito il titolo di Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia.

Ed è proprio in quel periodo che altri Sovrani europei scoprono i prodotti Majani tanto che nel 1885 la Real Casa del Sermo Sõr Infante Duque de Montpensier e successivamente nel 1893 la Real Casa del Sermo Sõr Infante Don Antonio de Orléans concedono alla "Casa Majani" la facoltà di innalzare il loro Stemma Reale sull'insegna del negozio.

Questi documenti originali, assieme ad altri riconoscimenti ottenuti nel corso di 2 secoli, costituiscono un grande vanto della Famiglia e sono tutti rigorosamente conservati negli archivi storici dell'Azienda.

Francesco Majani, figlio di Giuseppe Majani e Teresa Menarini, nato nel 1794 e morto nel 1865 tenne un diario molto dettagliato e molto vasto di 741 pagine che intitolò "Cose accadute nel tempo di mia vita". Questo manoscritto, custodito a casa di Anna Majani, è stato valutato di tale importanza storica che la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna ne ha finanziato nel 2003 la pubblicazione, a cura del Prof. Angelo Varni, attraverso la Casa Editrice Marsilio.

Di lì a poco seguono gli anni dell'esplosione del liberty, e Majani nel 1908 costruisce la sua splendida palazzina progettata dall'architetto Augusto Sezanne nella centralissima via Indipendenza che, negli anni Cinquanta, diventerà il ritrovo prediletto del bel mondo e di artisti del calibro di Totò, Wanda Osiris, Renato Rascel e Macario con le Bluebell.

Nel 1911 Majani suggella la propria immagine di eccellenza con la creazione del suo prodotto di maggior prestigio: il Cremino Fiat nato come iniziativa pubblicitaria per il lancio dell'automobile Fiat Tipo 4. Questo Cremino ha goduto fin da subito di un rilevante successo nell'ambiente universitario della "dotta" Bologna. Tra gli altri, espressero il proprio apprezzamento Guglielmo Marconi, Giosuè Carducci, il Professor Augusto Murri e Olindo Guerrini. Il Cremino Fiat riuscì anche a far sciogliere il cuore all'intellettuale più importante del momento, Gabriele D'Annunzio, che dichiarò: "Ogni volta che mi trovo a Bologna vado da Majani ad acquistare cioccolatini Fiat" e che nel 1919, durante la sua permanenza a Fiume "Fece venire dalla «Casetta Rossa» di Venezia (sua dimora sul Canal Grande) stivali, scarpe, dieci scatole di cioccolatini «Fiat», 500 grammi di stricnina, uno «spencer» foderato di astrakan che trovò camolato, colletti, cravatte e alcune uniformi.", come rilevato dal libro di Piero Chiara "Vita di Gabriele D'Annunzio" alla pagina 337 edito Mondadori I edizione 1978.

La II guerra mondiale provocò alla Famiglia e all'Azienda non poche problematiche in conseguenza alle quali venne deciso di ricominciare l'attività di produzione del cioccolato nel Palazzo Majani in via de' Carbonesi ancora di proprietà.

Tale scelta, palesemente non brillante, compromise lo sviluppo aziendale mettendo nel tempo anche la Famiglia Majani, nel 1976, in minoranza nella compagine sociale.

La tenacia e l'abilità di Francesco Mezzadri Majani e della madre Anna riuscirono dopo una complessa operazione a riportare nel 1985 il controllo della Società nelle mani della Famiglia e a farle raggiungere il soddisfacente equilibrio di cui già si è detto in apertura nella parte finale del "Quadro sintetico".

Attualmente l'Azienda svolge il proprio lavoro a Crespellano a pochi chilometri da Bologna in due stabilimenti di proprietà per un totale di 7.500 mq ed è rimasta una delle poche nel settore che produce il cioccolato partendo dal seme di cacao crudo.